domenica 2 dicembre 2012

Abbiamo posto la nostra Speranza nel Dio vivente


E sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra.
Lc 21, 25-26

È con queste parole che si apre il Vangelo di questa prima domenica di Avvento: uno scenario ben poco rassicurante, ma la cosa che più mi ha colpito, ascoltando queste parole oggi, è stata che suonano così attuali!
Non passa giorno senza leggere sui giornali e ascoltare alla tv di terribili notizie su eventi naturali e crisi economica che riempiono la nostra testa e il nostro cuore di sentimenti di angoscia e di paura. Cosa accadrà? Come andremo avanti? Dove andremo a finire?
Non mi ero mai soffermata sull'espressione "morire di paura"; ci ha invitato a farlo, invece, il nostro viceparroco questa mattina, durante l'omelia. Morire di paura... non è solo un modo di dire; esprime in sé qualcosa di molto di più: quell'immobilità che nasce dalla paura, che ci pietrifica e ci impedisce di agire, ci fa smettere di vivere!
Se viviamo il presente alla maniera in cui lo descrive Luca, ovvero lasciandoci prendere, possedere dal terrore del domani, dalle angoscie e dalle preoccupazioni per tutto quello che accadrà, ci lasciamo morire, non viviamo più l'oggi.
Ma ecco che l'evangelista Luca prosegue il suo racconto; in questo clima di angoscia e di paura, il Signore ci invita alla speranza:
Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
Lc 21, 28

Sono verbi fortemente evocativi: ho davanti agli occhi l'immagine di un bambino che muore di paura, e giace rannicchiato in un angolo cercando un riparo da ciò che lo spaventa... Siamo noi, oggi, quel bambino, quando ci abbandoniamo alla paura del futuro. Ed è in questo momento che il Signore viene nella nostra vita, si avvicina a noi con la mano tesa, per aiutarci a risollevarci e ad alzare il capo. Il Signore ci chiede di vivere, oggi, e di lasciare che la fede in Lui ci doni nuova speranza. Se invece di vivere a testa bassa nella paura del domani, alziamo la testa e teniamo lo sguardo fisso su di Lui, vedremo sempre la sua mano tesa verso di noi e riusciremo a scorgere quell'orizzonte di Speranza che possiamo raggiungere camminando mano nella mano con il Signore.

Queste non sono parole vane, consolazioni illusorie: è la nostra Fede! La fede in un Dio che si è fatto uomo, è l'Emmanuele, il Dio con noi!

Purtroppo ogni giorno ci troviamo ad affrontare qualche piccola o grande difficoltà... quando mi capita di attraversare un periodo di solitudine o di tristezza, la cosa più bella che vivo è il momento in cui sento il Signore al mio fianco, vedo la sua mano tesa verso di me che è pronta a sostenermi e mi chiede di non lasciarmi andare alla disperazione! È una consolazione grande, una gioia davvero autentica che mi fa sentire sollevata e mi riempie il cuore di pace: non sono sola.
Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto
Ger 33, 14

Non dimentichiamo mai che il Signore è fedele e non ci deluderà; se restiamo in Lui non avremo nulla da temere, perché
Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente
1 Tm 4, 10 

Grazie, Signore, per essere sempre al nostro fianco, per essere accanto a noi ogni giorno della nostra vita, pronto a sostenerci e a donarci speranza, se manterremo il cuore aperto alla tua Parola!

lunedì 19 novembre 2012


Facciamoci un nome...


Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Gen 1,19-20

Questa scena del paradiso terrestre ci mostra il valore dell'uomo, di Adamo, che è in grado di conoscere e catalogare l'universo ne quale vive. E' inserita in un quadro idillico, di grande armonia del creato, che riflette la bellezza e la bontà di Dio. Dare un nome alle cose vuol dire conoscerle a fondo, cogliere il loro essere, e in un certo modo è anche segno di superiorità: l'uomo è custode del creato (non padrone) e lo può capire e nominare.
La mente dell'uomo è misura di tutte le cose, dicevano gli antichi autori spirituali, ma a sua volta è misurata da Dio. L'uomo può dare un nome a tutte le cose, ma non a sé stesso, non può "darsi" o "farsi" un nome. Perché questo è compito di Dio. "Ego mihi magna quaestio" diceva S.Agostino: siamo un mistero per noi stessi; il Signore ci conosce molto più profondamente di quanto noi riusciamo a fare.

Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile. Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell'aurora per abitare all'estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: "Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte", nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l'anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio!
Sal 139,1-17

Eppure a volte l'uomo dimentica questo, e pensa di impostare la propria vita progettandola da solo, costruendola, con le sue doti, magari unite a quelle di altri uomini. A livello sociale, tipico è l'esempio dell'eugenetica, o delle varie forme di totalitarismo: utopie che, come spiegava Giovanni Paolo II, essendo costruite dall'uomo prescindendo da Dio, si sono rivolte contro l'uomo stesso.
A livello personale spesso ci vogliamo appropriare di Dio seguendo i nostri schemi e i nostri ragionamenti nei quali anche Lui deve rientrare. Non è una novità:

Tutta la terra aveva un'unica lingua e uniche parole. Emigrando dall'oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". 
Gen 11,1-4

La torre di Babele rappresenta questo tentativo: farsi un nome, e costruire una scala che arrivi fino al Cielo. Ma il Nome, la nostra vita, la nostra vocazione, li riceviamo da Dio, a noi tocca il meraviglioso compito di scoprirli, e seguirli insieme con Lui. E la scala che ci unisce al Cielo, non la costruiamo noi a partire dalla terra: discende dall'alto: è Gesù, Dio che si fa uomo ed è per noi Via, Verità e Vita.




domenica 4 novembre 2012

Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha date?

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Dt 6, 4-9

Queste parole aprono la principale preghiera di Israele, "Shemà Israel", ascolta Israele. Dio inizia a dare i propri comandamenti in questo passo del Deuteronomio, e perciò si tratta un po' della motivazione e della descrizione degli scopi di questa nuova alleanza tra Dio e l'Uomo. E i comandi vengono dati in ordine di importanza decrescente; per questo quando a Gesù viene chiesto quale sia il comandamento più importante di tutta la Legge, Egli comincia proprio da qui (letture di oggi, Dt 6, 4-6; Mc 12, 28-30).

Queste parole sono il cardine di un cammino di fede, e perciò le mettiamo a capo di questa iniziativa. Questo blog a più mani vuole esprimere il cammino di fede degli autori, un gruppo di amici che vogliono offrire quello che hanno ricevuto da Dio al prossimo. Raccogliamo così l'invito di Papa Benedetto XVI espresso nella lettera apostolica "Porta fidei" a riflettere "sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l'umanità sta vivendo".

A un certo punto della propria vita, ciascuno di noi si è sentito partecipe di questa alleanza, si è sentito chiamato ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze. Abbiamo formulato il proposito di avere i suoi precetti fissi nel cuore; di farne il centro della nostra vita. In seguito abbiamo visto la salvezza promessa cedere il passo alla croce, cioè ci siamo raffreddati, ci siamo occupati di altro, ci siamo costruiti una nuova filosofia di vita. Così è capitato pure ai discepoli di Emmaus, che attoniti e avviliti per la fine che aveva fatto il Cristo, in cui avevano creduto con fede autentica, tornavano alle loro case, e forse si proponevano di tornare a una vita che avevano abbandonato al vedere la promessa di Cristo, ricca, luminosa, salvatrice:

Due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme.
Lc 24, 13-21.25-33

La scoperta bellissima di Emmaus è che, a dispetto di quanta fiducia possiamo perdere (speravamo fosse lui a liberare Israele, ma ormai non ci credono più perché Gesù è morto), l'alleanza non è stata rotta. I discepoli di Emmaus si erano sentiti chiamati da un Signore degli Eserciti, credevano in un Messia potente, e invece si scopre che l'Amore di Dio dura oltre la morte, oltre il raffreddamento, l'alleanza è ancora viva, il cammino è nuovamente pronto per essere calcato!
Perciò, per rimetterci in cammino verso Gerusalemme, vogliamo tornare a quella alleanza iniziale, e rileggerla alla luce della scoperta di Emmaus. In un certo senso è la scoperta della croce, e speriamo che sia la scoperta di un amore più sofferto, ma anche più maturo.
Qual è dunque il significato del cammino che avevamo intrapreso? Da dove veniva, dove era diretto? Sono domande che ci chiamano a dialogare con Dio. Torniamo quindi alla Parola:

Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha date? tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore nostro Dio così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore Dio nostro, come ci ha ordinato.
Dt 6, 20-25

Tutto è cominciato nel momento in cui abbiamo sentito la liberazione di Dio... in un momento di conversione del cuore, Dio ci ha liberato, ci ha fatto una promessa; e in questo Anno della Fede vogliamo riscoprirla, proprio facendo ciò che Dio raccomanda: dando spazio alla memoria della grazia ricevuta.
Vogliamo riscoprire la promessa iniziale, ricordando la relazione che Dio per primo ha istituito con noi. Egli liberò Israele prima, e si mise accanto ai discepoli di Emmaus, poi; oggi ci invita, tramite il Santo Padre, a rimetterci in cammino verso Gerusalemme, facendo ciascuno memoria della nostra relazione con Lui.