Ecco le parole del Papa nel mercoledì delle Ceneri.
"Come sapete - grazie per la vostra simpatia! - ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà."
Ora, io sottolineo le seguenti parole: Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta.
Non so se vi è capitato mai di avere qualche intenzione particolare, per cui pregare: in quelle occasioni, uno è portato, naturalmente, a pregare di più. Ora, siccome in Quaresima ci è richiesto, in sostanza, di pregare di più, quale occasione migliore, che avere un'intenzione così grande, come la preghiera per QUESTO Papa, e soprattutto, per il prossimo? A volte uno si culla che queste scelte (tipo l'elezione del nuovo Papa) in cui interviene in modo così prepotente lo Spirito Santo non possano andare se non nel "migliore dei modi possibili". Credo che questo avvenga se e solo se tutta la Chiesa (e non solo le suore di clausura) si mobilita per pregare perchè gli uomini siano docili allo Spirito.
A questo punto, giusto per essere ancora più originale (l'originalità non è un valore assoluto, dopotutto), date le particolari circostanze della vita della Chiesa in queste ultime settimane, mi piace, in questo intervento, riproporre quasi pedissequamente la Catechesi del Papa nello scorso mercoledì delle Ceneri. Il grassetto è una mia scelta.
"Come sapete - grazie per la vostra simpatia! - ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà."
Ora, io sottolineo le seguenti parole: Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta.
Non so se vi è capitato mai di avere qualche intenzione particolare, per cui pregare: in quelle occasioni, uno è portato, naturalmente, a pregare di più. Ora, siccome in Quaresima ci è richiesto, in sostanza, di pregare di più, quale occasione migliore, che avere un'intenzione così grande, come la preghiera per QUESTO Papa, e soprattutto, per il prossimo? A volte uno si culla che queste scelte (tipo l'elezione del nuovo Papa) in cui interviene in modo così prepotente lo Spirito Santo non possano andare se non nel "migliore dei modi possibili". Credo che questo avvenga se e solo se tutta la Chiesa (e non solo le suore di clausura) si mobilita per pregare perchè gli uomini siano docili allo Spirito.
A questo punto, giusto per essere ancora più originale (l'originalità non è un valore assoluto, dopotutto), date le particolari circostanze della vita della Chiesa in queste ultime settimane, mi piace, in questo intervento, riproporre quasi pedissequamente la Catechesi del Papa nello scorso mercoledì delle Ceneri. Il grassetto è una mia scelta.
"La Quaresima, è un tempo di particolare impegno nel nostro cammino spirituale.....Nell'odierna Catechesi vorrei soffermarmi proprio su questo momento della vita terrena del Signore, che leggeremo nel Vangelo di domenica prossima.
Anzitutto il deserto, dove Gesù si ritira, è il luogo del silenzio, della
povertà, dove l’uomo è privato degli appoggi materiali e si trova di fronte alle
domande fondamentali dell’esistenza, è spinto ad andare all’essenziale e proprio
per questo gli è più facile incontrare Dio. Ma il deserto è anche il luogo della
morte, perché dove non c’è acqua non c’è neppure vita, ed è il luogo della
solitudine, in cui l’uomo sente più intensa la tentazione. Gesù va nel deserto,
e là subisce la tentazione di lasciare la via indicata dal Padre per
seguire altre strade più facili e mondane (cfr Lc 4,1-13). Così Egli si
carica delle nostre tentazioni, porta con Sè la nostra miseria, per
vincere il maligno e aprirci il cammino verso Dio, il cammino della conversione.
Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto è un invito per
ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero
nella mia vita? Nella prima tentazione il diavolo propone a Gesù di
cambiare una pietra in pane per spegnere la fame. Gesù ribatte che l’uomo vive
anche di pane, ma non di solo pane: senza una risposta alla fame
di verità, alla fame di Dio, l’uomo non si può salvare (cfr vv. 3-4). Nella
seconda tentazione, il diavolo propone a Gesù la via del potere: lo
conduce in alto e gli offre il dominio del mondo; ma non è questa la strada di
Dio: Gesù ha ben chiaro che non è il potere mondano che salva il mondo, ma il
potere della croce, dell’umiltà, dell’amore (cfr vv. 5-8). Nella terza
tentazione, il diavolo propone a Gesù di gettarsi dal pinnacolo del Tempio
di Gerusalemme e farsi salvare da Dio mediante i suoi angeli, di compiere cioè
qualcosa di sensazionale per mettere alla prova Dio stesso; ma la risposta è che
Dio non è un oggetto a cui imporre le nostre condizioni: è il Signore di tutto
(cfr vv. 9-12). Qual è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? E’ la
proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la
propria gloria e per il proprio successo. E dunque, in sostanza, di
mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e
facendolo sembrare superfluo. Ognuno dovrebbe chiedersi allora: che posto ha Dio
nella mia vita? E’ Lui il Signore o sono io?
Superare la tentazione di sottomettere Dio a sé e ai propri interessi o di
metterlo in un angolo e convertirsi al giusto ordine di priorità, dare a Dio il
primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere sempre di nuovo.
“Convertirsi”, un invito che ascolteremo molte volte in Quaresima, significa
seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita; significa
lasciare che Dio ci trasformi, smettere di pensare che siamo noi gli unici
costruttori della nostra esistenza; significa riconoscere che siamo creature,
che dipendiamo da Dio, dal suo amore, e soltanto «perdendo» la nostra vita in
Lui possiamo guadagnarla. Questo esige di operare le nostre scelte alla luce
della Parola di Dio. Oggi non si può più essere cristiani come semplice
conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche
chi nasce da una famiglia cristiana ed è educato religiosamente deve, ogni
giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, cioè dare a Dio il primo
posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di
continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei.
Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e
toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio
cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla
preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte
che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata,
l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per
prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede
è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere
confermata più volte nella vita.
Ci sono di esempio e di stimolo le grandi conversioni come quella di san Paolo
sulla via di Damasco, o di sant’Agostino, ma anche nella nostra epoca di eclissi
del senso del sacro, la grazia di Dio è al lavoro e opera meraviglie nella vita
di tante persone. Il Signore non si stanca di bussare alla porta dell’uomo in
contesti sociali e culturali che sembrano inghiottiti dalla secolarizzazione,
come è avvenuto per il russo ortodosso Pavel Florenskij. Dopo un’educazione
completamente agnostica, tanto da provare vera e propria ostilità verso gli
insegnamenti religiosi impartiti a scuola, lo scienziato Florenskij si trova ad
esclamare: “No, non si può vivere senza Dio!”, e a cambiare completamente la sua
vita, tanto da diventare sacerdote.
Penso anche alla figura di Etty Hillesum, una giovane olandese di origine
ebraica che morirà ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre
guardando in profondità dentro se stessa e scrive: “Un pozzo molto profondo è
dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più
spesso pietra e sabbia lo coprono: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo
dissotterri” (Diario, 97). Nella sua vita dispersa e inquieta, ritrova
Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la Shoah. Questa
giovane fragile e insoddisfatta, trasfigurata dalla fede, si trasforma in una
donna piena di amore e di pace interiore, capace di affermare: “Vivo
costantemente in intimità con Dio”.
La capacità di contrapporsi alle lusinghe ideologiche del suo tempo per
scegliere la ricerca della verità e aprirsi alla scoperta della fede è
testimoniata da un’altra donna del nostro tempo, la statunitense Dorothy Day.
Nella sua autobiografia, confessa apertamente di essere caduta nella tentazione
di risolvere tutto con la politica, aderendo alla proposta marxista: “Volevo
andare con i manifestanti, andare in prigione, scrivere, influenzare gli altri e
lasciare il mio sogno al mondo. Quanta ambizione e quanta ricerca di me stessa
c’era in tutto questo!”. Il cammino verso la fede in un ambiente così
secolarizzato era particolarmente difficile, ma la Grazia agisce lo stesso, come
lei stessa sottolinea: “È certo che io sentii più spesso il bisogno di andare in
chiesa, a inginocchiarmi, a piegare la testa in preghiera. Un istinto cieco, si
potrebbe dire, perché non ero cosciente di pregare. Ma andavo, mi inserivo
nell’atmosfera di preghiera…”. Dio l’ha condotta ad una consapevole adesione
alla Chiesa, in una vita dedicata ai diseredati.
Nella nostra epoca non sono poche le conversioni intese come il ritorno di chi,
dopo un’educazione cristiana magari superficiale, si è allontanato per anni
dalla fede e poi riscopre Cristo e il suo Vangelo. Nel Libro dell’Apocalisse
leggiamo: «Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce
e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (3, 20). Il
nostro uomo interiore deve prepararsi per essere visitato da Dio, e proprio per
questo non deve lasciarsi invadere dalle illusioni, dalle apparenze, dalle cose
materiali.
In questo Tempo di Quaresima, nell’Anno della fede, rinnoviamo il nostro
impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi
stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà
quotidiana. L’alternativa tra la chiusura nel nostro egoismo e l’apertura
all’amore di Dio e degli altri, potremmo dire che corrisponde all’alternativa
delle tentazioni di Gesù: alternativa, cioè, tra potere umano e amore della
Croce, tra una redenzione vista nel solo benessere materiale e una redenzione
come opera di Dio, cui diamo il primato nell’esistenza. Convertirsi significa
non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della
propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la
fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante."