martedì 3 settembre 2013

Guarigione e Perdono (Mc 2, 1-12)


Entrò di nuovo a Cafarnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. 
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?". E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!".

Mi ha sempre commosso questo episodio del Vangelo, mi ha sempre aiutato immedesimarmi nei panni dell’ammalato che viene portato davanti a Gesù. Provo a leggere i suoi sentimenti, il suo stato d’animo, e ricordo casi simili visti da vicino: malati che hanno perso buona parte della loro autonomia fisica, e dipendono totalmente o quasi dagli altri; nel caso del Vangelo dai quattro amici che lo portano in barella e da Gesù che l’accoglie.
Giona (giusto per dargli un nome) è spettatore di sé stesso, della propria situazione e forse ha solo lo sguardo per manifestare la gratitudine ai suoi amici, e poi a Gesù per quello che stanno facendo per lui.
Mi piace vederlo sorridere e guardare con tenerezza i suoi quattro amici che sudano e si arrabattano per lui, per farlo incontrare con il Signore.
Prima tentano di varcare la muraglia umana che sbarra la strada, poi discutono animatamente, si scoraggiano, pensano…
Alla fine si fanno coraggio e decidono di fare una pazzia… scoperchiare il tetto e calarlo giù.
“Che bravi i miei amici, che fortuna averli incontrati - avrà pensato – non so se riusciranno nel loro intento ma è già una gioia e uno spettacolo vederli in azione”.
E poi l’incontro con Gesù; stando al Vangelo Giona non dice nulla al Signore, ma io penso che con gli occhi gli avrà detto tante cose… e soprattutto avrà chiesto una cosa: il suo perdono…
Non ho difficoltà a immaginare che Giona ha più bisogno di perdono che di guarigione… o meglio che il perdono è la prima e più importante guarigione che desidera ricevere da Gesù… e Gesù l’accontenta.
Anche noi abbiamo bisogno più di perdono che di guarigione, prima del perdono e poi della guarigione… e non possiamo guarire se prima non siamo perdonati… e non possiamo guarire le altre ferite se prima non è guarita la ferita del cuore. E solo Gesù, il medico divino, può guarirla.