domenica 4 novembre 2012

Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha date?

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Dt 6, 4-9

Queste parole aprono la principale preghiera di Israele, "Shemà Israel", ascolta Israele. Dio inizia a dare i propri comandamenti in questo passo del Deuteronomio, e perciò si tratta un po' della motivazione e della descrizione degli scopi di questa nuova alleanza tra Dio e l'Uomo. E i comandi vengono dati in ordine di importanza decrescente; per questo quando a Gesù viene chiesto quale sia il comandamento più importante di tutta la Legge, Egli comincia proprio da qui (letture di oggi, Dt 6, 4-6; Mc 12, 28-30).

Queste parole sono il cardine di un cammino di fede, e perciò le mettiamo a capo di questa iniziativa. Questo blog a più mani vuole esprimere il cammino di fede degli autori, un gruppo di amici che vogliono offrire quello che hanno ricevuto da Dio al prossimo. Raccogliamo così l'invito di Papa Benedetto XVI espresso nella lettera apostolica "Porta fidei" a riflettere "sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l'umanità sta vivendo".

A un certo punto della propria vita, ciascuno di noi si è sentito partecipe di questa alleanza, si è sentito chiamato ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze. Abbiamo formulato il proposito di avere i suoi precetti fissi nel cuore; di farne il centro della nostra vita. In seguito abbiamo visto la salvezza promessa cedere il passo alla croce, cioè ci siamo raffreddati, ci siamo occupati di altro, ci siamo costruiti una nuova filosofia di vita. Così è capitato pure ai discepoli di Emmaus, che attoniti e avviliti per la fine che aveva fatto il Cristo, in cui avevano creduto con fede autentica, tornavano alle loro case, e forse si proponevano di tornare a una vita che avevano abbandonato al vedere la promessa di Cristo, ricca, luminosa, salvatrice:

Due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l'hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute.Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l'un l'altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme.
Lc 24, 13-21.25-33

La scoperta bellissima di Emmaus è che, a dispetto di quanta fiducia possiamo perdere (speravamo fosse lui a liberare Israele, ma ormai non ci credono più perché Gesù è morto), l'alleanza non è stata rotta. I discepoli di Emmaus si erano sentiti chiamati da un Signore degli Eserciti, credevano in un Messia potente, e invece si scopre che l'Amore di Dio dura oltre la morte, oltre il raffreddamento, l'alleanza è ancora viva, il cammino è nuovamente pronto per essere calcato!
Perciò, per rimetterci in cammino verso Gerusalemme, vogliamo tornare a quella alleanza iniziale, e rileggerla alla luce della scoperta di Emmaus. In un certo senso è la scoperta della croce, e speriamo che sia la scoperta di un amore più sofferto, ma anche più maturo.
Qual è dunque il significato del cammino che avevamo intrapreso? Da dove veniva, dove era diretto? Sono domande che ci chiamano a dialogare con Dio. Torniamo quindi alla Parola:

Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste norme che il Signore nostro Dio vi ha date? tu risponderai a tuo figlio: Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall'Egitto con mano potente. Il Signore operò sotto i nostri occhi segni e prodigi grandi e terribili contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa. Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci. Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore nostro Dio così da essere sempre felici ed essere conservati in vita, come appunto siamo oggi. La giustizia consisterà per noi nel mettere in pratica tutti questi comandi, davanti al Signore Dio nostro, come ci ha ordinato.
Dt 6, 20-25

Tutto è cominciato nel momento in cui abbiamo sentito la liberazione di Dio... in un momento di conversione del cuore, Dio ci ha liberato, ci ha fatto una promessa; e in questo Anno della Fede vogliamo riscoprirla, proprio facendo ciò che Dio raccomanda: dando spazio alla memoria della grazia ricevuta.
Vogliamo riscoprire la promessa iniziale, ricordando la relazione che Dio per primo ha istituito con noi. Egli liberò Israele prima, e si mise accanto ai discepoli di Emmaus, poi; oggi ci invita, tramite il Santo Padre, a rimetterci in cammino verso Gerusalemme, facendo ciascuno memoria della nostra relazione con Lui.



1 commento:

  1. mi piace l'idea di vivere quest'anno della fede come un incontro con Gesù che rinnova speranza e impegno... e di usare i ricordi, fare memoria, delle meraviglie operate da Dio nella mia vita..

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