Facciamoci un nome...
Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l'uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Gen 1,19-20
Questa scena del paradiso terrestre ci mostra il valore dell'uomo, di Adamo, che è in grado di conoscere e catalogare l'universo ne quale vive. E' inserita in un quadro idillico, di grande armonia del creato, che riflette la bellezza e la bontà di Dio. Dare un nome alle cose vuol dire conoscerle a fondo, cogliere il loro essere, e in un certo modo è anche segno di superiorità: l'uomo è custode del creato (non padrone) e lo può capire e nominare.
La mente dell'uomo è misura di tutte le cose, dicevano gli antichi autori spirituali, ma a sua volta è misurata da Dio. L'uomo può dare un nome a tutte le cose, ma non a sé stesso, non può "darsi" o "farsi" un nome. Perché questo è compito di Dio. "Ego mihi magna quaestio" diceva S.Agostino: siamo un mistero per noi stessi; il Signore ci conosce molto più profondamente di quanto noi riusciamo a fare.
Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo, intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie. La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco, Signore, già la conosci tutta. Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Meravigliosa per me la tua conoscenza, troppo alta, per me inaccessibile. Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell'aurora per abitare all'estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra. Se dico: "Almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte", nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno; per te le tenebre sono come luce. Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l'anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra. Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno. Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio!
Sal 139,1-17
Eppure a volte l'uomo dimentica questo, e pensa di impostare la propria vita progettandola da solo, costruendola, con le sue doti, magari unite a quelle di altri uomini. A livello sociale, tipico è l'esempio dell'eugenetica, o delle varie forme di totalitarismo: utopie che, come spiegava Giovanni Paolo II, essendo costruite dall'uomo prescindendo da Dio, si sono rivolte contro l'uomo stesso.
A livello personale spesso ci vogliamo appropriare di Dio seguendo i nostri schemi e i nostri ragionamenti nei quali anche Lui deve rientrare. Non è una novità:
Tutta la terra aveva un'unica lingua e uniche parole. Emigrando dall'oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra".
Gen 11,1-4
La torre di Babele rappresenta questo tentativo: farsi un nome, e costruire una scala che arrivi fino al Cielo. Ma il Nome, la nostra vita, la nostra vocazione, li riceviamo da Dio, a noi tocca il meraviglioso compito di scoprirli, e seguirli insieme con Lui. E la scala che ci unisce al Cielo, non la costruiamo noi a partire dalla terra: discende dall'alto: è Gesù, Dio che si fa uomo ed è per noi Via, Verità e Vita.
Facciamoci un nome... molto ispirata l'associazione tra Babele e l'imposizione del nome da parte di Adamo.
RispondiEliminaMi chiedo cosa cerchiamo esattamente, quando cerchiamo di farci un nome. Ho l'impressione che cerchiamo di accaparrarci una benevolenza esclusiva, magari da gente che ancora non conosciamo. Se mi bastasse l'affetto dei miei cari non costruirei una torre che giunga fino al cielo.
Forse cerchiamo di essere riconosciuti in mezzo agli altri, di spiccare: non conta quanto è alta la torre, purché sia più alta delle altre. Primeggiare allora va anzitutto a detrimento dell'amore per il prossimo: come si può primeggiare e al tempo stesso desiderare di cuore il bene per gli altri? Così "chi non ama il fratello che vede" neppure può amare "Dio, che non vede".